Il coaching universitario

Il contenuto delle pagine che seguono è tratto dal libro "Il coaching universitario per competenze", dell'Ufficio studi della Fondazione Rui, edito da Franco Angeli nel 2009, avente come curatori Cassoli Federico e Tucciarelli Massimo.

Introduzione
In questa sezione vengono messe in rilievo alcune peculiarità che hanno caratterizzato l'esperienza di coaching finora svolta dalla Fondazione Rui.

La proattività
La proattività esprime sul piano comportamentale alcune caratteristiche della maturità. Concentrarsi sulla proattività anziché sulla maturità facilita un approccio più oggettivo e relativo ai fatti.
La proattività, in quanto apertura al cambiamento, è inoltre un abito funzionale all'acquisizione di nuovi abiti: essa consiste, molte volte, nel sapersi attivare per acquisire nuove informazioni o apprendere nuove abilità. Per questa ragione essa può essere presa in considerazione tra le metacompetenze.
Il coaching universitario ha per oggetto diretto lo sviluppo della proattività. Per questo motivo esso si differenzia dal coaching praticato con universitari per l'acquisizione di competenze specifiche: ad esempio, il learning coaching.

Metacompetenze come sottodimensioni della proattività
Agire in modo proattivo richiede un bagaglio di capacità personali molto diversificate.
Nella prospettiva del coaching universitario è sembrato utile semplificare questa complessità utilizzando un  modello che classifica i singoli comportamenti abituali, che implicano proattività, secondo  gli aspetti del carattere con i quali essi appaiono maggiormente imparentati:
1.    razionalità
2.    affettività
3.    autocontrollo
4.    relazionalità.
Pertanto le metacompetenze sono state raggruppate attorno a queste categorie.
Per ciascuna di esse l'elemento che accomuna i comportamenti è la prevalenza di un aspetto del carattere rispetto ad altri. Infatti, per quanto ogni cambiamento coinvolga tutte e quattro le componenti del carattere, il contesto nel quale avviene il cambiamento fa sì che una appaia maggiormente sollecitata.
Secondo le esigenze valutate in sede di elaborazione della mappa, ciascuna metacompetenza, a sua volta, potrà essere costituita da metacompetenze più specifiche, e così via, fino a giungere alle "dimensioni" di metacompetenze, cioè a singoli comportamenti.
È possibile, naturalmente, modulare la mappa di competenze a seconda delle situazioni nelle quali viene richiesto il coaching: sarà possibile, ad esempio, accentuare l'aderenza delle competenze al contesto ambientale attuale, ricavandone una maggiore immediatezza e facilità di applicazioni, oppure accentuare la coerenza delle competenze con esigenze proprie della futura vita professionale.

Il self-coaching con l'ausilio di un tutor
Nell'esperienza della Fondazione Rui è da tempo presente il tutoring, inteso come il trasferimento di esperienze utili, di tipo teorico o teorico-pratico.
Questa esperienza ha suggerito la possibilità di impostare il progetto del coaching universitario in modo che ne possa fruire, nei prossimi anni, un alto numero di studenti universitari. Tale auspicio si basa sulla previsione che dal gruppo di coloro che attualmente usufruiscono del servizio di coaching scaturiranno i tutor necessari per aiutare nel coaching nuovi studenti. Si vuole creare, cioè, un sistema che si autoalimenta, in una prospettiva no-profit.
Ecco perché si è ritenuto opportuno impostare anche il progetto di coaching universitario, fin dall'inizio, in termini di tutorship: il coaching universitario della Fondazione Rui può essere configurato come un self-coaching assistito da un tutor.
Ciò significa che la Fondazione fornisce agli studenti universitari la formazione necessaria affinché ciascuno faccia self-coaching, in un modo che risulta guidato attraverso la metodologia uniformemente adottata e monitorato attraverso il riferimento ad un tutor. Questi può essere un coach professionista, ma anche un precedente fruitore del servizio di coaching la cui assimilazione delle coach abilities e la cui esperienza risultino adeguate per assicurare ad altri l'ausilio necessario.
La figura del tutor rispetto ad un self-coach è innovativa. Infatti, in linea di principio, il tutor ha una funzione nettamente distinta da quella del coach: il tutor trasmette esperienza e contenuti; il coach non trasmette esperienze né contenuti, ma stimola a farle e ad acquisirli. Tuttavia tale distinzione non comporta necessariamente un'incompatibilità, laddove sia possibile separare operativamente le due funzioni. Ciò avviene appunto nel self-coaching, dove il tutor svolge una duplice funzione:
a.    Dal punto di vista dei contenuti svolge la funzione di coach.
b.    Dal punto di vista della metodologia svolge una funzione che comporta una comunicazione di esperienze.

Un percorso di due anni
Un percorso di due anni è piuttosto anomalo nel coaching: sia i coach che i coachee preferiscono generalmente concentrare il proprio impegno in alcuni mesi. Una pianificazione così lunga, stabilita a priori, è accettata solo nelle aziende che devono fare i conti con un piano di sviluppo delle risorse umane e sono costrette a seguire una logica contrattuale per impostare il lavoro.
Ciononostante tale periodo di tempo è stato scelto perché risulta il più adatto ad accompagnare l'evoluzione di una persona in crescita.
Dato che il coaching universitario è uno strumento per favorire un processo di autoformazione della persona, esso richiede dei tempi più lunghi di quelli che normalmente sono necessari, in una persona adulta, per l'acquisizione di alcune competenze.
Inoltre il periodo di due anni consente di unire alla pratica del coaching una formazione sulle coach abilities. Tale formazione si rivolge a studenti che non si dedicano professionalmente al coaching, e che difficilmente, se fosse concentrata, avrebbero la disponibilità a riceverla. Per esempio, negli ultimi due anni gli studenti che hanno svolto il self-coaching sono stati impegnati, come formazione collettiva, per due ore settimanali.


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